Siero di latte contro il cancro alla prostata

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Probabilmente vi ricorderete la vicenda del metodo Stamina di Davide Vannoni, l'uomo che era finito al centro dell'attenzione per aver inventato una presunta cura a diverse malattie neurodegenerative come il morbo di Parkinson, la SLA e la malattia di Alzheimer. Nel se n'era parlato tantissimo e la pressione dei media era stata tale che, nonostante la comunità medica fosse fortemente contraria, il Parlamento aveva deciso di avviare una sperimentazione.

Successivamente il metodo—che già il premio Nobel per la medicina Randy Schekman aveva definito "criminale"—era stato bocciato. Ma la vicenda è stata accompagnata da un sacco di discussioni sulla cura in sé, sul diritto dei malati di rifiutare le cure tradizionali in favore di altre "sperimentali" e sul modo in cui la cosiddetta "medicina ufficiale" e l'opinione pubblica si rapportano a tali metodi alternativi.

In pochi invece hanno ricordato che il caso Stamina era la fotocopia di altre vicende e che la medicina in Italia ha una lunga tradizione di sperimentazioni avviate più sulla spinta della "piazza" che sulla base di criteri realmente scientifici. Il capostipite—o, per dirla in termini medici, il "paziente zero" delle bufale mediche in Italia—è stato Liborio Bonifacio, un veterinario di Agropoli, in provincia di Salerno.

Si trattava di un liquido marrone, da lui battezzato "siero di Bonifacio" e prodotto facendo sciogliere delle feci di siero di latte contro il cancro alla prostata in una miscela di acqua e urina dello stesso animale. L'intuizione da cui era partito era tanto semplice quanto assurda: che la capre fossero naturalmente immuni dalla malattia e che la ragione di quest'immunità fosse da ricercarsi nei loro "villi intestinali.

Nonostante siero di latte contro il cancro alla prostata sia molto poco conosciuta, la vicenda del siero di Bonifacio è stata al centro di una lunghissima polemica durata quasi vent'anni e fatta di proteste popolari, continue sperimentazioni, divieti, sequestri e mobilitazioni di piazza. Per anni, il suo inventore è siero di latte contro il cancro alla prostata considerato da molti un luminare "scomodo" della medicina, perseguitato da gruppi di potere a cui aveva pestato i piedi, e la sua opera ha avuto un impatto fortissimo sul mondo siero di latte contro il cancro alla prostata presunte cure alternative.

Volendo essere assolutamente sicuro continuai ad applicare benzopirene su cinquanta capre appena nate per quaranta giorni. Alla fine dell'esperimento, che avrebbe ucciso qualsiasi animale adulto, i cinquanta cuccioli erano in piena salute.

Il tumore non li aveva attaccati. Ho concluso quindi che la capra fosse resistente a qualsiasi tumore come altri animali sono resistenti ad altre malattie. Dal risultato dell'esperimento, Bonifacio aveva poi concluso che somministrare un "estratto biologico di capra" potesse proteggere anche gli uomini dalla malattia. Dopo aver condotto alcuni esperimenti su cavie animali, aveva concepito il prodotto finito per l'uso sull'uomo.

Il paziente avrebbe dovuto iniettarsi il siero di Bonifacio, distribuito da un fantomatico Comitato comunale per la lotta contro il cancro, ogni due giorni. A seconda del tipo di tumore da curare, anche la composizione della sostanza sarebbe dovuta variare—la miscela doveva essere a base di feci femminili in caso di sarcoma e maschili in caso di carcinoma.

Inizialmente, l'operato del veterinario si era diffuso solo a livello locale. Man mano, anche grazie ai toni sensazionalistici con cui la stampa locale aveva affrontato l'argomento, sempre più persone avevano iniziato a recarsi ad Agropoli per ottenere il siero miracoloso. Secondo le poche fonti che narrano la vicenda, sarebbe presto nato addirittura un mercato nero della sostanza e persino false copie del siero. Neluna raccolta fondi promossa per consentire a Bonifacio di produrre il siero per tutte le persone che lo richiedevano aveva raccolto 25 milioni di lire e l'esaltazione popolare aveva persino spinto il Ministero della Sanità ad autorizzare una sperimentazione.

Quest'ultima aveva prodotto risultati deludenti: quattro pazienti erano morti e nessuno aveva mostrato miglioramenti. Ne era seguita una vera e propria sollevazione popolare—con petizioni al Papa e richieste al governo perché acconsentisse a una nuova sperimentazione, che alla fine era stata autorizzata "per volontà popolare.

Inoltre non contenevano altri ingredienti sconosciuti o segreti: solo feci e urina di capra e acqua. Nonostante questo, nel marzo il Ministero della Sanità aveva deciso di avviare una seconda sperimentazione. Intanto, Bonifacio aveva pubblicato un libro, La mia lotta contro il cancroin cui raccontava la genesi del suo metodo e i documentava i risultati ottenuti.

Oggi il testo è praticamente introvabile; su Ebay, una copia è in vendita a euro. Anche durante questa nuova fase di sperimentazione non si erano verificate guarigioni né miglioramenti, ma solo qualche blando "miglioramento della qualità della vita" forse imputabile all'effetto placebo. Quattro pazienti erano morti durante la sperimentazione.

L'analisi delle "cartelle cliniche" dei pazienti che Bonifacio diceva di aver curato aveva poi rivelato come queste fossero completamente inconsistenti, non contenendo diagnosi né siero di latte contro il cancro alla prostata specifica sui singoli casi presi in esame.

Nella sua dichiarazione finale, la commissione scientifica incaricata di esaminare il caso era arrivata ad affermare che "risulta chiaro che il prodotto [ La sostanza non è costante nella sua fabbricazione e nel confezionamento. Il ministero ha rilevato che le fiale sono state preparate e chiuse a mano, una tecnica che rende facile la contaminazione anche del singolo flacone.

Queste bocciature avrebbero dovuto mettere fine una volta per tutte alla vicenda del siero di Bonifacio. E in effetti il fenomeno si era sgonfiato ed era tornato ad avere una dimensione locale, per poi tornare improvvisamente d'attualità negli anni Ottanta, quando i ricercatori siciliani Giuseppe Zora e Anna Tarantino avevano annunciato a un congresso di aver ottenuto grandi risultati nella cura di tumori su cavie in laboratorio utilizzando una versione migliorata del siero di Bonifacio—denominata "Immuno modulante biologico" o IMB.

Zora anni dopo, intervistato da il Giornale. Fu la siero di latte contro il cancro alla prostata. Code fuori dal locale di Roma dove Zora distribuiva il siero di Bonifacio nel Di nuovo, la questione era tornata al centro del dibattito italiano, amplificata dai media che si prestarono alla campagna per la cura portata avanti da Zora e Tarantino.

Il Partito Radicale aveva chiesto alla Camera di avviare una nuova sperimentazione "in nome della volontà dei malati," mentre alcuni esponenti di PSI, DC e MSI avevano cercato di "fare luce sulla congiura baronale contro Bonifacio. Nel maggioBonifacio aveva annunciato di volersi ritirare a vita privata. Sarebbe morto un anno dopo. Dopo la sua scomparsa, il figlio Leonardo ha deciso di proseguire l'opera del padre e iniziato uno sciopero della fame di siero di latte contro il cancro alla prostata a Montecitorio per ottenere l'autorizzazione a distribuire il siero.

Ma a raccogliere davvero il testimone di Bonifacio è stato Giuseppe Zora—che l'aveva conosciuto di persona e lo considerava "il padre dell'immunologia biologica," e che per tutti gli anni Ottanta ha portato avanti la battaglia in favore del metodo. Arrivarono i carabinieri. Una settimana dopo ero in piazza San Pietro.

Migliaia di pazienti sulla gradinata, tre ore a dispensare siero di latte contro il cancro alla prostata, con i gendarmi vaticani che osservavano a debita distanza, senza intervenire," ha raccontato Zora. Riparato in Vaticano, Zora aveva iniziato a distribuire la sua variante del siero sul sagrato della Basilica di Santa Maria in Trastevere.

In molti casi il tumore è stato bloccato e le persone hanno potuto continuare regolarmente la loro vita. Il clamore mediatico suscitato dalle dichiarazioni e dall'operato siero di latte contro il cancro alla prostata Zora aveva anche spinto il prefetto di Salerno ad autorizzare la distribuzione del siero di Bonifacio presso la Usl di Agropoli.

Decine di persone hanno preso alloggio da qualche giorno negli alberghi della costiera e centinaia di telefonate ogni giorno chiedono [ Alla fine, nelil Ministro della Sanità ha ordinato il sequestro del siero e di impedirne la distribuzione.

Dopo aver subito diversi procedimenti penali ed essere riparto in Svizzera, infatti, Zora ha siero di latte contro il cancro alla prostata il metodo di preparazione della sua variante del siero e ha ceduto il brevetto a un'azienda farmaceutica di Berna. Oggi, la sua versione migliorata del siero di Bonifacio è in vendita come farmaco omeopatico con il nome commerciale di Adjuvant plus.

Il dott. Giovanni Zora a destra somministra il siero di Bonifacio a un paziente. Nei luoghi in cui ha vissuto e lavorato, Liborio Bonifacio è tuttora venerato come un eroe e un luminare della medicina. Il suo paese di nascita, Montallegro, gli ha dedicato una viae il comune di Agropoli un parco pubblico. Anche nella cultura popolare siero di latte contro il cancro alla prostata suo ricordo è tuttora vivo, visto che nel due medici di Firenze sono stati accusati di aver somministrato a decine di pazienti un farmaco a base di cortisone il Kenacort rimuovendo l'etichetta delle fiale e spacciandolo per il siero di Bonifacio.

Tutto questo fa pensare che forse, più che medica, la vera eredità di Liborio Bonifacio sia culturale. Il suo è stato il primo caso in cui le autorità preposte a tutelare la salute pubblica sono state tenute praticamente in ostaggio dalla "volontà popolare" e costrette a dare credito a un uomo che agiva secondo metodi letteralmente medievali—secondo Zora, Bonifacio si rifaceva agli "studi condotti nell'anno Mille dalla fiorente scuola medica di Salerno, che guariva le malformazioni cutanee con una concrezione di feci caprine chiamata belzoar.

Anche per questo, la dinamica e l'evoluzione della sua vicenda, simili a quelle di altri casi di cronaca più recenti, dimostrano come il siero di Bonifacio abbia aperto la strada in tempi non troppo lontani a un vero e proprio filone fatto di santoni, guaritori e terapie miracolose osteggiate dalla "medicina ufficiale"—un filone che ancora oggi è tanto radicato e influente quanto pericoloso.

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